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STORIA DI CAGLIARI

 

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LA PREISTORIA

Cagliari, nel suo lungo cammino è stata la città egemone della Sardegna e, data la sua posizione geografica, ha rappresentato la soglia d'ingresso nell'isola aprendosi ai commerci e favorendo la pur asfittica economia locale.
Il grande golfo che racchiudeva, allora come oggi la città, è stato testimone di numerosi fatti, positivi e negativi, che hanno forgiato i suoi abitanti abituandoli ai buoni eventi e, soprattutto, a quelli cattivi, plasmandone il carattere e rendendolo "chiuso", quasi a testimoniare la diffidenza verso il mare e verso l'esterno in generale, cosa per altro comune anche agli altri abitanti dell'isola.
La città, che affonda le radici nel X secolo, dal primo scalo improvvisato fenicio, assurse a vero centro urbano con i romani con porto, quartieri plebei e residenziali, anfiteatro, teatro, necropoli e sicuramente acropoli.

 

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Il nome, che vogliamo immaginare attribuito dai suoi primi frequentatori semiti, Karali, significava "città di Dio da "Qart" città e "El" Dio e vanta la stessa nobile semantica di Cartagine (Qart-Adasht=Città nuova) di cui probabilmente fu coeva; chiamata anche Karales o Carales alla latina, con attribuzione del plurale di cui anche grandi città greche si sono fregiate e segno palese di una area metropolitana, formata cioè, da vari nuclei distinti.
La dislocazione geografica del sito e la sua felice posizione a sud della più grande e più fertile pianura sarda, hanno contribuito a fare di Cagliari un centro mercantile, la cui importanza è andata crescendo col tempo, ma che ha anche suscitato le mire di quei popoli che volevano controllare l'isola e che non potevano prescindere dal possederne il cuore pulsante.
Testimonianze remote che ci riportano al neolitico antico (6000-4000 a.C.), sono emerse in vari siti oggi ormai completamente urbanizzati.
Altri reperti risalenti al neolitico medio ( 4000 a.C. circa) sono stati ritrovati nella collina di S. Elia e di S. Bartolomeo così come nel promontorio della Sella Del Diavolo e nella grotta dei Colombi.
Quegli antichi abitanti amavano stare vicino al mare dal quale traevano il necessario per la loro semplice vita, costruivano delle ceramiche grezze e usavano armi litiche e d'osso, praticavano la pesca, marina e lagunare, non disdegnavano la caccia che doveva essere abbondante in quell'ambiente denso di vegetazione.
Le lagune, sono sempre state per Cagliari il tratto distintivo, residuo di mutamenti quaternari, hanno contribuito a rendere l'ambiente ameno e a favorire insediamenti umani in luoghi facilmente difendibili ed hanno sempre caratterizzato l'area cagliaritano e sono sempre state la calamita naturale che ha attirato le genti.
Sulle loro sponde si sono stanziati popoli del neolitico medio creando circa 4000 anni fa, villaggi dediti alla pesca così come ci hanno testimoniato le stazioni all'aperto di S. Gemiliano a Sestu e su Coddu a Selargius.
La collina di M. Claro, ora nel pieno centro urbano della città, ci ha restituito reperti ascrivibili all'età calcolitica (del rame 2000 a.C.) che gli studiosi hanno compreso in una cultura che da quel sito prende il nome. Le tombe scoperte ci hanno rivelato la religiosità di quelle genti volte al raggiungimento della vita ultraterrena, segno di una evoluzione del pensiero che contraddistingue popoli intellettualmente dinamici.
I vasi ritrovati mostrano nella loro fattura la modernità acquisita con caratteristiche impressioni lineari.
La cultura di Monte Claro fu essenzialmente di pianura, disdegnando le zone più elevate dell'isola, quindi agricola come vocazione e volta alla difesa da non identificati nemici che dall'esterno minacciavano la sua integrità.
Del periodo nuragico, Cagliari non serba nulla, ciò non per mancanza di frequentazioni, ma per le distruzioni e i riutilizzi che il susseguirsi degli stanziamenti antropici hanno causato; è impensabile che il luogo dove abbondano le colline e gli specchi d'acqua non sia stato colonizzato da quel popolo che ci ha lasciato dei segni inconfutabili della sua presenza in siti non lontani e tutti nel golfo e nelle sue vicinanze.
Il nuraghe ora cementato per adattamenti bellici nella località de "Is Mortorius", i nuraghi in territorio di Sarroch e la tomba dei giganti de "sa Domu e S'Orku" ol-tre il nuraghe complesso di Nanni Arrù in territorio di Quartucciu; il pozzo sacro di Cuccuru Nuraxi a Settimo San Pietro.
Sono testimonianze che dimostrano la presenza nuragica e che solo le distruzioni tipiche dei centri demograficamente consistenti hanno cancellato dal sito cagliaritano.

DAI FENICI AI ROMANI
Il primo scalo fenicio, forse improvvisato, fu scelto sulle sponde della laguna di Santa Gilla che allora, (X - IX sec. a.C.) era navigabile e facilmente difendibile e diventò pian piano un approdo stabile che nei secoli si rese autonomo diventando un centro urbano con i servizi essenziali per assolvere il compito di rifornimento e scambio di mercanzie.
Con l'arrivo dei cartaginesi nel 509 a.C. l'insediamento assunse le sembianze di vera e propria città dipendente da Cartagine con funzionari punici che amministravano le finanze e la giustizia, dopo un primo antagonismo con Nora, Karalis ebbe il sopravvento diventando centro politico di tutta la Sardegna cartaginese.
Il Governo e le istituzioni ebbero la residenza nella città e la progressiva immigrazione di soldati, funzionari, deportati, contribuirono alla sua semitizzazione, al contrario delle zone interne dell'isola dove la diffusione della lingua e tradizioni puniche fu molto più lenta. Una sorta di diversificazione quindi, in confronto al resto della Sardegna che fece di Karalis un porto aperto alle nuove tecniche ed a nuovi pensieri che le diedero l'impronta di città composita primo passo verso quel mondo globale, di cui tanto oggi si parla. 
Con l'arrivo dei romani nel 238 a.C. Caralis si trasformò ulteriormente diventando un vero centro urbano con servizi pubblici, foro, acquedotti, terme; la vocazione di pianura tipica del periodo punico, fu lentamente abbandonata, con la costruzione di abitazioni nei dolci pendii che coronano ancora oggi la città.
Diventata vero centro e capitale dell'isola, ebbe la fortuna di parteggiare per Cesare ricevendo come premio l'onore di salire al rango di "Municipium" con la conseguente cittadinanza romana per i suoi abitanti.
Tutto intorno il popolo isolano tentava la rivolta, mentre la città velocemente latinizzata, mostrava la sua capacità di assimilare le nuove culture facendole sue e fondendole con le vecchie tradizioni per crearne una nuova; questa è stata e, forse lo è ancora, la forza di Cagliari che plasma e modella a suo favore tutto ciò che sembra minacciarla. 

Il latifondo romano, la eccessiva fiscalità, forse portarono ulteriore ricchezza alla città che diventava sempre più commerciale lucrando probabilmente, sulle sventure altrui, crescendo con l'immigrazione di masse di diseredati che cercavano una vita migliore ma che finivano nella più classica emarginazione preda di ricchi e potenti che li sfruttavano in tutti i modi.
CAGLIARI ROMANA
Quando nel 238 a.C. i Romani si impossessarono della Sardegna, la città egemone era Nora.
Questa città fondata dai fenici, per la sua posizione più favorevole, poiché sulla rotta della navi che sostavano per poi continuare verso la penisola iberica, e per la sua maggiore vicinanza all'Africa Punica, assurse ad importanza commerciale e politica che la fecero diventare quasi una città stato.Nora però sorgeva in un golfo formato da un promontorio e alle sue spalle aspre zone montane dove i nuragici facilmente si potevano nascondere e colpire, questa esigenza di difesa oltre che al sito più favorevole, portò pian piano i Romani a decentrarsi nella non lontana Caralis.
La città di allora doveva estendersi nel lato Orientale dello stagno di S.Gilla, con un porto interno con acque calme, facilmente difendibile e con un entroterra pianeggiante e quindi facilmente controllabile.
La corona dei colli che circondava la città, oltre ad essere osservatori naturali costituivano una barriera naturale per eventuali attacchi da Nord Nord/Ovest. Il lato orientale era protetto dalla laguna di Molentargius controllata a vista dal promontorio di S. Elia.
Oltre a questi motivi geografici e naturali, l'entroterra pianeggiante ed adatto alla coltivazione del grano fecero la fortuna di Cagliari che da borgo diventò vera città con porto ed economia commerciale.
Con l'arrivo di nobili romani decaduti o trasferiti per punizione in questa remota provincia isolana la vecchia città fenicio Punica mutò radicalmente aspetto.
Il vecchio sito presso S. Gilla si trasformò essenzialmente in quartiere povero e popolato da sbandati e portuali, mentre i nuovi signori costruirono le loro dimore autonome e sfarzose in zone leggermente elevate e decentrate (Via Tigellio, C.so Vittorio Emanuele, V.le Merello Etc.).
Il centro nevralgico delle città Romane - il Foro - sembra essere individuato con la piazza del Carmine, nelle cui vicinanze sorgevano le case del ceto borghese e dei piccoli commercianti.
Le terme, altro edificio sempre presente nelle città romane, potevano essere ubicate tra la via Sassari ed il Largo Carlo Felice, ciò si può facilmente intuire con la scoperta di canali scavati nel calcare e di cisterne nelle zona di Via Ospedale.
Le ingegnose canalizzazioni portavano l'acqua piovana a convergere in cisterne. Veri e propri serbatoi, dai quali all'occorrenza, forse tramite opportune chiuse si faceva defluire l'acqua e giungere a destinazione.
E assai probabile che un altro sito dove sorgevano i depositi del grano, si trovasse in un luogo facilmente raggiungibile dall'entroterra e vicino al porto per il suo carico nelle navi. Alcuni identificano questo sito fra la via Nuoro e viale Regina Margherita; se la localizzazione fosse esatta potremmo facilmente dedurre che al porto Fenicio-Punico lentamente si affiancò un altro approdo essenzialmente commerciale, localizzato nella zona di viale Diaz. Il mare a quei tempi raggiungeva la zona dove inizia la scalinata di Bonaria e con una linea più o meno regolare giungeva fino alla Via Crispi, lambendo la Piazza del Carmine.
Poiché quella zona era in pendenza e scoscesa (notare la pendenza del Largo Carlo Felice) non era possibile creare un approdo che desse funzionalità e riparo.
Intanto il vecchio centro con annesso approdo di S. Gilla diventò probabilmente, con il passare del tempo, un porto militare. Ritornando alla teorizzata zona portuale civile, si può facilmente intuire che dato gli scambi ed i commerci diventò una seconda Cagliari, collegata al centro da una supposta strada costiera. Questo giustificherebbe l'uso della necropoli di Bonaria lontana dal foro ma vicino al nuovo centro portuale commerciale della Via Nuoro, il continuo arrivo di militari, le varie campagne per reprimere gli insorti, la lotta contro i barbari/autoctoni delle montagne, creavano nella città problemi di alloggio e sussistenza.
Non possiamo non pensare che non esistesse un luogo dove le legioni appena sbarcate, venissero acquartierate, e dove i militari locali risiedessero per 
difendere la città e il suo entroterra con le sue colture estensive. una vera acropoli, siamo certi, doveva esistere, posta in posizione elevata per controllare e difendersi, a ridosso della città per meglio proteggerla. Questo luogo potrebbe essere il colle di Castello, la costruzione dell'Anfiteatro, scavato interamente nella roccia, può attestare questa ipotesi.
Infatti questo luogo serviva oltre alla cittadinanza anche ai militari che si svagavano nei periodi di riposo. Quindi la dislocazione dell'anfiteatro fu opportunamente scelta nelle vicinanze del (Castrum) che per ovvie ragioni di 
sicurezza dava ricovero anche ai gladiatori sempre turbolenti e pronti alla rivolta.
Perché poi costruire l'anfiteatro scavandolo nel calcare mentre sarebbe stato più facile edificarlo con i classici mattoni?
Indubbiamente resisteva nella Cagliari il substrato Cartaginese, che fu trasformato solo col passare dei secoli ed il modo di costruire le abitazioni, come constatato nella casa detta di "Tigellio", ci fornisce una prova che la tecnica muraria punica detta a telaio era un auge fino al III secolo, anche lo sfruttamento delle necropoli già puniche come Tuvixeddu è un'altra prova della persistenza punica ma è anche vero che Caralis fu una delle prime città completamente latinizzate, a causa dei commerci e del continuo arrivo di funzionari romani la parlata latina diventò l'idioma ufficiale così come le tradizioni e gli usi.
Ciò, probabilmente, non si può dire per l'interno legato ancora a tradizioni tribali.
Nella Cagliari latina traspare un forte contrasto tra ceti ricchi e poveri, la lussuosità delle case dei nobili, mercanti e funzionari pubblici si contrapponeva alla povertà delle abitazioni popolari, dislocate in borghi fuori dal recinto metropolitano, forse da questi borghi nacquero in seguito i "paesi" che attualmente formano l'Hinterland cagliaritano.
Ritrovamenti fortuiti nella zona di Piazza del Carmine hanno portato alla luce statue marmoree di indubbio pregio, le quali abbellivano case e vie.
Sotto il punto di vista religioso Cagliari ebbe una libertà di culto che le permise di soppiantare, col tempo, le credenze religiose Puniche con quelle romane.
I Romani, è notorio, applicavano la tolleranza religiosa, fin quando questa non cozzava con i loro interessi.
Le necropoli Puniche diventarono luoghi sacri, e templi di Baal o Babay furono rispettati anzi ristrutturati e lasciati al culto. I tephatim- luoghi sacri fenicio/punico, vennero protetti e preservati così che i fragili vasi fittici, contenenti le ceneri, a centinaia sono stati ritrovati. La massiccia immigrazione di genti latine compì poi il miracolo della pacifica romanizzazione. Il cristianesimo fece i primi passi timidamente, forse attraverso i deportati, e solo alla fine del II secolo d.C. si sa che i sardi per carattere non sono inclini alle innovazioni, così forse, fu in un primo tempo anche per la nuova religione. Tuttavia nel III secolo i cagliaritani incominciarono, in luoghi improvvisati, a riunirsi per praticare la nuova religione che tutto sommato coincideva con i desideri di un popolo vessato. L'amore, la pace, la libertà, erano vocaboli ormai sconosciuti a una città che aveva perso ogni tradizione storica e che seguiva il carro del dominatore senza sollevare la testa.
Il cristianesimo, forse, diede quello scossone che stimolò il popolo a meglio sopportare i soprusi, ed avere una speranza per il futuro, anche se extraterreno.
Tutto ciò portò ai primi martiri sardi, dei quali abbiamo scarse notizie, ma che crediamo non rimasero isolati.
I VANDALI
Nel 456 d.C. i Vandali si impadronirono di Caralis e di parte della Sardegna.
Era un popolo di stirpe Germanica di religione ariana (rifiuto della natura Divina di cristo) che scese dal nord passando per la penisola Iberica impadronendosi della provincia romana d'Africa.
I Vandali si dedicarono a scorrerie nel Mediterraneo insidiando e depredando le coste Italiane.
I Vandali spedirono in esilio nell'isola numerosi Vescovi e religiosi africani, grazie a queste immigrazioni dall'Africa, Caralis divento in breve tempo il centro dove si discuteva di teologia e di fede.
In città fù ospitato anche San Fulgenzio che portò con sé le reliquie di San Agostino Vescovo di Ruspe, morto durante l'attacco vandalico alla città.
S. Fulgenzio trascorse il suo esilio nella zona dove oggi sorge la Basilica di San Saturno, probabilmente fu proprio lui che né iniziò la costruzione (la basilica fu completata molto più tardi, verso l'anno 1089, ad opera di Vittorini di Marsiglia, in periodo giudicale
I BIZANTINI
Chiamati in aiuto dal Governatore Vandalo della Sardegna, Goda, che si era auto proclamato Re dell'isola, nel 534 i Bizantini dopo aver sconfitto i Vandali si impadronirono di Caralis e delle più importanti città della Sardegna imponendo il loro dominio.
Giustiniano, aveva deciso di riconquistare l'ex occidente romano per restaurare il vecchio impero, la Sardegna era quindi indispensabile per poter controllare il Mediterraneo.
Essa faceva parte della prefettura d'Africa, con capitale Cartagine, a Caralis risiedeva il Preside mentre il Dux, comandante dell'esercito, si stabilì a Forum Traiani (Fordongianus).
Forse nel 718, Cagliari subì la prima incursione Musulmana che provocò il panico nella popolazione.
I seguaci di Maometto distrussero e incendiarono la città portando con sé un ricco bottino oltre che numerosi schiavi. Iniziava dal quel giorno l'abbandono della città che si concretizzo più tardi quando Santa Igia sostituì la Caralis romana che andò completamente in rovina.
Cagliari fu oggetto di numerose e tragiche incursioni da parte dell'Islam; i Bizantini, a causa del blocco del Mediterraneo controllato dalle navi Musulmane, rimasero isolati e lo Judex residente nella città non ebbe più ordini ne contatti con Bisanzio e iniziò ad amministrare autonomamente il suo territorio, così come fecero gli altri funzionari da lui designati a controllare altre zone dell'isola i quali in un primo tempo riconoscevano la sua autorità ma poi si resero indipendenti.
Iniziò così il periodo giudicale con l'isola divisa in quattro regni autonomi: Calari (trasformazione di Calari), Arborea, Torres, Gallura.
Nasce il Giudicato
Sotto i colpi dell'Islam i bizantini si indebolirono sempre più, il Mediterraneo controllato dalle navi musulmane non permise alla Sardegna di ricevere rinforzi o altro genere di aiuti e Caralis si dette una economia autarchica, di sopravvivenza, fino a quando fu completamente abbandonata e come per incanto nacque il giudicato, che portò il nome della vecchia città trasformato per metatesi in Calari.
Sulla nascita di questa entità giuridica, chiamata malamente giudicato ma in realtà vero regno perfetto in quanto autonomo nelle trattative internazionali e sovrano poiché non riconosceva nessuno al di sopra di sé, si sono fatte numerose ipotesi, non supportate da prove che non possiamo trattare in questa sede, per non rischiare di essere superficiali, ci basti constatarne la nascita e conoscerne la mirabile organizzazione imperniata sulle curatorie, veri e propri gioielli amminitrativi, assimilabili alle odierne provincie, dalle quali proveniva un delegato, nominato da una assemblea semidemocratica, con funzioni di rappresentante locale nella Corona De Logu (Parlamento) deputata alla designazione del Giudice. 
S. Igia, erede come detto di Caralis, fu dal 900 d.C. circa capoluogo del regno di Calari fino alla sua di-struzione, avvenuta nel 1258 ad opera di una coalizione formata da pisani e sardi degli altri giudicati (Arborea-Gallura) e da truppe signorili dei Doria e dei Ma-laspina oltre dei Gherardesca.
Nel 1216 il giudice calaritano Barisone, con-cesse ai pisani la costruzione di una rocca fortifi-cata nella collina oggi chiamata "Castello", a cui fu dato il nome di "Castrum Calari" quella fortezza sopravvisse alla distruzione di S. Igia e ne diventò l'erede a tutti gli effetti, diventando pisana fino al 1324, quando fu incamerata dagli aragonesi, nonostante concessa in feudo agli stessi pisani fino al 1326, anno in cui lasciarono per sempre la città e l'isola.
Il Giudicato di Calari
Il giudicato o regno di Cagliari si formò alla fine del nono secolo e le sue origini sono avvolte nel mistero.
E' probabile che a causa delle incursioni musulmane ed il controllo del mediterraneo da parte delle flotte islamiche, i bizantini che dominavano la Sardegna, non ebbero più contatti con la madrepatria e, abbandonati a se stessi, instaurarono la carica unica dello Iudex Provinciae che risiedeva a Cagliari e che assumeva i poteri civili e militari.
Si suppone che lo Judex, per controllare il territorio sardo, fu costretto a nominare dei funzionari e spedirli nelle zone in cui l'isola fu divisa, Gallura, Logudoro e Arborea, per meglio affrontare il pericolo musulmano.
Con il passare del tempo questi funzionari si resero autonomi dal loro superiore e si proclamarono a loro volta Judex del loro territorio diventando indipendenti a tutti gli effetti.
Nacquero così tra l'900 e l'864 i quattro giudicati sardi che si possono considerare veri regni sovrani e perfetti al capo dei quali stava il Giudice.
I Giudicati di Logudoro , Gallura, Arborea, Calaris furono divisi in Curatorie, territori paragonabili alle attuali province, governate da un Curatore di nomina regia; ogni Curatoria era formata dai centri abitati (Biddas) governata dal Maiore de Villa nominato dal Curatore.
S. Igia fu capitale del Giudicato di Calari (nome formatosi per metatesi dal latino Caralis), anche se nel medioevo le corti erano itineranti ed il sovrano risiedeva raramente nel suo capoluogo, gli abitanti complessivi del neonato stato chiamato anche Pluminus per i fiumi che l'attraversavano, erano circa centomila mentre il territorio si estendeva nel sud dell'isola per 8000 kmq.

tratto da http://www.gotosardinia.com/Storia%20di%20Cagliari.htm

 

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