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L'Auditorium Comunale
L'Auditorium Comunale ha sede
nell'ex Chiesa di Santa Teresa, risalente al Seicento. Abbandonata
definitivamente nel 1848, la Chiesa venne adibita a diverse funzioni, da
sede dell'Archivio di Stato a palestra, fino ad ospitare le riunioni dei
fascisti dagli anni Trenta al 1943.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale venne ristrutturata e adibita ad
auditorium, luogo di concerti e manifestazioni culturali. Per adeguarlo
a questa funzione, l'edificio originario venne completamente modificato.
L'unica parte rimasta intatta è la facciata scandita da lesene in stile
barocco.
Edificata alla fine del secolo
XVII, l'ex chiesa di Santa Teresa, oggi Auditorium comunale, formava con
l'edificio attiguo, attuale sede del Liceo Artistico Statale, la casa
professa della Compagnia di Gesù. Abbandonata dai religiosi una prima
volta nel 1774, poi ancora nel 1848, nel tempo la chiesa ha conosciuto
diverse destinazioni: vi trovò sede per diversi decenni l'Archivio di
Stato, fu adibita a palestra coperta, poi utilizzata per le esigenze
della contigua scuola pubblica. Negli anni Trenta e fino al 1943, quando
venne gravemente danneggiata dai bombardamenti, fu usata come luogo di
riunione di organizzazioni fasciste. Nel dopoguerra l'edificio ha avuto
la funzione di auditorium per concerti, poi, dopo i rifacimenti degli
anni Ottanta, di luogo per manifestazioni e spettacoli. L'interno, che
ospita la sala per gli spettacoli con i servizi tecnici, è ormai
profondamente trasformato e non è più possibile leggervi la forma
originaria, a croce latina con unica navata e cupola all'incrocio,
mentre è rimasto praticamente inalterato il prospetto sulla piazza
Dettori con il suo "ordine dorico con lesene barocche", come lo
descrisse il Canonico Spano. |
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Cripta di Santa Restituta
La cripta è
formata da una grotta, scavata naturalmente e in parte in modo
artificiale, risalente al III secolo a.C., età tardo-punica. Nel XIII
secolo la cripta venne dedicata al culto di Santa Restituta, da alcuni
ritenuta la madre di Sant'Eusebio. Altri studiosi, invece, considerano
la Santa una martire africana, le cui reliquie, insieme a quelle di
altri martiri, vennero portate, nel VI secolo d.C., dall'Africa in
Sardegna. I resti della Santa vennero trovati, all'interno di un'urna di
terracotta, nella grotta in occasione degli scavi attuati nel Seicento
per recuperare le reliquie dei martiri. In questo periodo venne
costruito l'altare con tre nicchie scavate nella roccia, intonacate e
decorate. Nella nicchia centrale venne, inoltre scavato un reliquiario
chiuso da una piccola porta in legno che doveva contenere la statua
della Santa. Le nicchie laterali ospitavano i simulacri di Sant'Eusebio
e Sant'Eusebia, considerati, secondo la tradizione, i figli
della
Santa. Durante i bombardamenti del 1943 le reliquie della Santa
scomparvero per poi essere ritrovate solo nel 1997 nella chiesa di
Sant'Anna. Sempre nel Seicento, venne eretta, sopra alla cripta, la
chiesa intitolata alla Santa, ora sconsacrata. Durante gli scavi
seicenteschi venne ritrovato il ritratto in marmo di Santa Restituta, in
stile copto, elemento che sembrerebbe confermare le origini africane
della martire. All'interno della cripta si trova la colonna del
martirio. Negli anni la grotta ha svolto molteplici funzioni; fu un
magazzino di anfore nel periodo romano e sede di una comunità di monaci
in epoca bizantina, come testimonia un affresco del secolo XIII con San
Giovanni Battista. Oggi, nei locali sotterranei, hanno luogo vari eventi
di tipo culturale. |
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Necropoli di
Tuvixeddu
La necropoli di Tuvixeddu è la
più grande necropoli fenicio-punica, ancora esistente nel bacino del
Mediterraneo. Si estende su tutto il colle omonimo, all'interno della
città
di Cagliari, ed è compresa fra il rione cresciuto lungo il viale Sant'Avendrace
e quello di via Is Maglias.
Il nome tuvixeddu significa "colle dei piccoli fori", dal termine sardo
tuvu per "cavità", dovuto alla presenza di numerose tombe scavate nella
roccia calcarea.
Tra il VI ed il III secolo
a.C. i Cartaginesi scelsero il colle per seppellirvi i loro morti: tali
sepolture erano raggiungibili attraverso un pozzo scavato interamente
nella roccia calcarea e profondo dai due metri e mezzo sino a undici
metri. All'interno del pozzo una piccola apertura introduceva alla
camera funeraria o cella sepolcrale. Le camere funerarie erano finemente
decorate, e sono state trovate all'interno anfore altrettanto decorate;
inoltre sono state rinvenute delle ampolle dove si mettevano delle
essenze profumate. Alle pendici del colle di Tuvixeddu si trova anche
una necropoli romana, che si affacciava sulla strada che, all’uscita
della città, diventava la a Karalibus Turrem (oggi il viale Sant'Avendrace).
La necropoli romana è prevalentemente composta da tombe ad arcosolio e
colombari.
Di particolare interesse, tra le tombe puniche, la Tomba dell'Ureo e la
Tomba del Combattente, decorate con palme e maschere tutt'ora ben
conservate. Dopo la distruzione della città di Santa Igia intorno al
1200 da parte dei Pisani, i superstiti si stanziarono nell'attuale viale
Sant'Avendrace, alle pendici del colle: così buona parte delle case si
addossarono a Tuvixeddu, utilizzando ognuna di queste un accesso alle
grotte. Ancora oggi, in caso di demolizione delle vecchie case del
quartier spesso si trovano grotte con evidenti segni di uso abitativo.
Il colle di Tuvixeddu non venne mai valorizzato, e nel XX secolo divenne
la cava di una cementeria dell'Italcementi, che ne ha terminato
l'estrazione solamente negli anni Ottanta. Così con i lavori di cava
molte tombe andarono irrimediabilmente distrutte, anche se ne vennero
trovate altre. Inoltre durante i
bombardamenti
della seconda guerra mondiale le grotte vennero usate dagli abitanti
della zona come rifugi antiaerei, e i più anziani le usarono come
abitazioni per non dover correre ogni volta nel colle. Nell'immediato
dopoguerra vennero abitate da chi aveva perso la casa durante i
bombardamenti. Nel colle della cementeria oggi rimane soltanto la torre
per la fabbricazione della calce e un capannone che si trova affianco
alla nuova ala della scuola media intitolata al canonico Giovanni Spano.
Vi si vorrebbe realizzare un grande parco archeologico e naturalistico,
all'interno del quale è prevista anche la costruzione di un museo che
conservi i reperti e la storia del colle, anche se alcune imprese
edilizie stanno realizzando numerosi interventi edilizi residenziali
nella via Is Maglias. |
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Nuraghe Palmavera
Il
Nuraghe Palmavera è ubicato a meno di due Km dal mare, percorrendo la
via naturale che porta da Alghero a Porto Conte, lo vediamo sul margine
destro della strada (127 bis, al Km 45), a pochi km da Fertilia.
Le prime esplorazioni del
Nuraghe riguardarono la torre centrale (mastio), parte della torre
secondaria, il cortile ed il bastione, e furono effettuate dal Taramelli
nel 1905. Si tratta del primo scavo di un nuraghe eseguito con metodi
scientifici.
<Ricostruzione ideale del nuraghe
Dal 1976 al 1989 ci furono svariati interventi di scavo e notevole è
l'esplorazione di alcune capanne del villaggio e quella della Capanna
delle Riunioni.
Il complesso di Palmavera è costituito da un nuraghe, da un antemurale e
da un villaggio di capanne e recinti. A Sud-Est, nella località
denominata "Pera Pons", sino ai primi del 1900 si conservavano due tombe
di giganti; nelle vicinanze è stata segnalata anche la presenza di un
pozzo sacro, interrato.
La visita più agevole si compie percorrendo la stradina sul lato
Sud-Ovest dell'area, raggiungendo l'antemurale e procedendo verso il
Nuraghe; una volta usciti dal nuraghe si suggerisce la visita della
Capanna delle Riunioni e del villaggio.
Il Nuraghe Palmavera è
costituito da una torre principale A, racchiusa in parte da un bastione
ellittico (fortificazione in pietra), da un cortile, da una torre
secondaria B e da un breve corridoio con nicchie. L'ingresso principale
al bastione è orientato a Sud e conduce ad un minuscolo andito, con una
nicchia sulla sinistra, che da in un cortile semicircolare, sul quale si
aprono, sulla destra, la torre B e sulla sinistra la torre centrale A.
Da questo cortile, che ha una superficie di mq. 16 ca, si accede, sulla
destra, ad un corridoio con nicchie contrapposte che porta ad un
ingresso secondario del nuraghe e ad una scala a gomito che consentiva
di salire sulla torre minore e sul terrazzo del bastione, residuo
soltanto in piccola parte.
La torre principale ha ingresso volto ad Est, seguito da un andito
coperto da lastroni che introduce alla camera, con falsa volta, che ha
un'altezza di 7m ed un diametro medio di circa 4m.
In questo ambiente,
perfettamente conservato, sono state ricavate due nicchie laterali poco
profonde e, quasi di fronte all'ingresso, si apre un'apertura ogivale di
una scala che conduceva ad un più piccolo vano superiore, residuo
soltanto per pochi filari di pietre, ed alla terrazza. Questa apertura,
come avviene nelle torri nuragiche ritenute più antiche, è disposta a
circa 3 m dal suolo della camera e doveva essere accessibile tramite una
scala in legno.
L'opera muraria è costituita da blocchi di calcare grossolanamente
rifiniti, disposti su filari orizzontali e pietre più piccole inserite
negli interstizi e che servivano per dare maggiore
stabilità
alla costruzione.
Gli scavi nella camera della torre A portarono in luce tre livelli
archeologici: quello superiore, più recente, riportava poche ceramiche
di tipo "ispano-moresche", quello centrale conteneva materiale di età
punica e romana e quello inferiore, che includeva un focolare con
un'olla ad orlo espanso, ancora in posizione d'uso, rivelò svariate
ceramiche nuragiche, frammenti di panelle di rame (lingotto di rame di
forma piano-convessa), resti di pasto, ambra, macine, fusaiole ed
ornamenti in conchiglia.
La torre secondaria è accessibile dal cortile attraverso un corridoio
posto sulla destra dell'ingresso principale del bastione, conserva buona
parte della camera a falsa volta, è munita di tre prese d'aria e di luce
che guardano all'esterno (una quarta si apre in un vano interno). Nella
camera si trovarono tracce di numerosi focolari e materiali in
terracotta di età nuragica.
Il nuraghe è posto all'interno di un antemurale, costruito con blocchi
calcarei, il suo profilo è pentagonale e collega quattro torri capanne,
sporgenti dalla muratura in direzione Nord, Nord-Ovest, Sud-Est e
Sud-Ovest.
La superficie delimitata dall'antemurale è di 879 mq. ed è suddivisa in
settori da tratti di muratura che lo collegano al nuraghe. Quest'area
era accessibile attraverso due ingressi a Sud-Est ed a Sud-Ovest, in
corrispondenza con quelli del nuraghe.
Una delle torri-capanna
annesse all'antemurale mostra elementi costruttivi e culturali che la
differenziano dalle altre. Si tratta della Capanna 2 o Capanna delle
Riunioni. Quest'ultima denominazione si deve al fatto che, come per
altri consimili ambienti noti da altri villaggi nuragici, generalmente
si ritiene che fosse la sede di un "consiglio di anziani".
E' una capanna circolare in arenaria che costituisce l'ambiente più
vasto del complesso archeologico, ha un diametro interno di m. 8,87, ed
è abbastanza grande da contenere una sessantina di persone disposte
sedute in cerchio lungo un bancone perimetrale.
L'ingresso guarda a Sud-Est e, mediante un brevissimo andito, provvisto
di gradini, porta all'interno della capanna, che ha il suolo ribassato
di 50 cm rispetto al piano esterno. La porta all'interno è fiancheggiata
da due pod erosi
lastroni obliqui. Gran parte della parete è percorsa alla base da un
basso bancone di arenaria, è interrotta a destra da una cesta litica, da
una piccola nicchia incavata nella muratura e da un seggio cilindrico in
arenaria (quello che vedrete sul posto è un calco, l'originale è
visibile nel Museo G.A. Sanna a Sassari).
E' di grande interesse proprio
il seggio-trono in arenaria che traduce in pietra un probabile mobile in
legno e/o sughero, con tanto di piedi e traverse, decorato con incisioni
"a spina di pesce".
Il particolare carattere simbolico e culturale di questo manufatto si
deduce anche dall'analogia con seggi di bronzo in miniatura, e con i
sedili sui quali siedono diverse figure femminili "aristocratiche" del
repertorio dei bronzetti nuragici.
Al centro del vano sorge un piedistallo, costruito con conci
trapezoidali in arenaria, ben rifiniti, sul quale è stato rimesso,
nell'ipotetica posizione originaria, un modellino in pietra di un
nuraghe monotorre .
Il modellino di nuraghe pare sottolineare il carattere simbolico assunto
dai nuraghi nella fase di utilizzazione della Capanna.
Anche i reperti recuperati all'interno ribadiscono la destinazione
"speciale" della capanna: vi figurano, infatti, monili d'ambra e in
bronzo e resti di pasti
comunitari.
Il villaggio conserva una cinquantina di ambienti, capanne e recinti,
ubicati casualmente, lungo due "stradine" principali, una situata lungo
il perimetro esterno dell'antemurale e l'altra al centro dell'abitato in
direzione Ovest-Est.
Le capanne, probabilmente in
origine coperte di legni e frasche disposti a pinnacolo, sono
prevalentemente circolari. Sono presenti anche ambienti
quadrangolari, riferiti alle estreme fasi edilizie dell'abitato. Entro
le capanne gli scavi hanno rivelato focolari centrali o addossati ad un
tratto delle murature e modeste delimitazioni degli spazi attuate con
lastre infisse "a coltello".
Di notevole interesse è la presenza di grossi vasi rinvenuti interi e
interrati con l'imboccatura a livello di suolo, chiusa da lastre di
pietra, probabili contenitori di liquidi o derrate.
Diverse fasi edilizie e culturali hanno caratterizzato questo complesso
ed in via preliminare, possono essere così sintetizzate: Fase I(1600 -
1300 a.C.) - costruzione della torre principale A, in calcare, e di un
primo nucleo di
capanne.
Fase II(1300 - 1150 a.C.) edificazione della torre secondiaria B, del
bastione e del cortile, in arenaria; costruzione dell'antemurale. Fase
III (1150 - 900 a.C.) ampliamento del villaggio e restauri (in calcare)
del nuraghe, sino all'abbandono del sito a seguito di un violento
incendio, del quale gli scavi hanno evidenziato notevoli tracce.Gran
parte dei reperti provenienti da Palmavera sono esposti nella Sala IX
del Museo G. A. Sanna di Sassari. |